Dichiarazione sull'aborto procurato

II. Alla luce della fede

5. « Dio non ha fatto la morte, né si rallegra per la fine dei viventi! » ( Sap 1,13 ).

Certamente Dio ha creato degli esseri che vivono per un tempo limitato, e la morte fisica non può essere assente dal mondo dei viventi corporei.

Ma ciò che è, anzitutto, voluto, è la vita; tutto, nell'universo visibile è stato fatto in vista dell'uomo, immagine di Dio e coronamento del mondo ( Gen 1,26-28 ).

Sul piano umano, « è per invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo » ( Sap 2,24 ); introdotta a causa del peccato, essa gli rimane legata, e ne è insieme il segno e il frutto.

Ma essa non potrà trionfare.4

Confermando infatti la fede nella risurrezione, il Signore proclama nel Vangelo che Dio « non è Dio dei morti, ma dei vivi » ( Mt 22,32 ), e la morte, come il peccato, sarà definitivamente vinta dalla risurrezione nel Cristo ( 1 Cor 15,20-27 ).

Così si comprende come la vita umana, anche su questa terra, sia preziosa.

Ispirata dal Creatore,5 da lui è ripresa ( Gen 2,7; Sap 15,11 ).

Essa resta sotto la sua protezione: il sangue dell'uomo grida verso di Lui ( Gen 4,10 ) ed Egli ne domanderà conto, « perché ad immagine di Dio è stato fatto l'uomo » ( Gen 9,5-6 ).

Il comandamento di Dio è formale: « Non uccidere » ( Es 20,13 ).

La vita è nello stesso tempo un dono e una responsabilità; ricevuta come un « talento » ( Mt 25,14-30 ), essa deve essere valorizzata.

Per farla fruttificare, si offrono all'uomo in questo mondo molti compiti, ai quali egli non deve sottrarsi; ma più profondamente, il cristiano sa che la vita eterna dipende per lui da ciò che, con la grazia di Dio, egli avrà operato nella sua vita terrestre.

6. La tradizione della Chiesa ha sempre ritenuto che la vita umana deve essere protetta e favorita fin dal suo inizio, come nelle diverse tappe del suo sviluppo.

Opponendosi ai costumi del mondo greco-romano, la Chiesa dei primi secoli ha insistito sulla distanza che, su questo punto, separa da essi i costumi cristiani.

Nella Didachè è detto chiaramente: « Tu non ucciderai con l'aborto il frutto del grembo e non farai perire il bimbo già nato ».6

Atenagora sottolinea che i cristiani considerano come omicide le donne che usano medicine per abortire; egli condanna chi assassina i bimbi, anche quelli che vivono ancora nel grembo della loro madre, dove si ritiene che essi « sono già l'oggetto delle cure della Provvidenza divina ».7

Tertulliano non ha forse tenuto sempre il medesimo linguaggio; tuttavia egli afferma chiaramente questo principio essenziale: « È un omicidio anticipato impedire di nascere; poco importa che si sopprima l'anima già nata o che la si faccia scomparire sul nascere.

È già un uomo colui che lo sarà ».8

7. Nel corso della storia, i Padri della Chiesa, i suoi Pastori e Dottori hanno insegnato la medesima dottrina, senza che le diverse opinioni circa il momento dell'infusione dell'anima spirituale abbiano introdotto un dubbio sulla illegittimità dell'aborto.

Certo, quando nel medio evo era generale l'opinione che l'anima spirituale non fosse presente che dopo le prime settimane, si faceva una differenza nella valutazione del peccato e nella gravità delle sanzioni penali; eccellenti autori hanno ammesso, per questo primo periodo, soluzioni casuistiche più larghe, che respingevano per i periodi seguenti della gravidanza.

Ma nessuno ha mai negato che l'aborto procurato, anche in quei primi giorni, fosse oggettivamente una grave colpa.

Questa condanna è stata, di fatto, unanime.

Fra i tanti documenti, basterà ricordarne qualcuno.

Il primo Concilio di Magonza, nell'847, conferma le pene stabilite dai Concili precedenti contro l'aborto e decide che la più rigorosa penitenza sarà imposta « alle donne che commettono fornicazione e uccidono i loro parti o quelle che provocano l'eliminazione del frutto concepito nel loro grembo ».9

Il Decreto di Graziano cita queste parole del Papa Stefano V: « È omicida colui che fa perire mediante aborto ciò che era stato concepito ».10

San Tommaso, dottore comune della Chiesa, insegna che l'aborto è un peccato grave contrario alla legge naturale.11

Al tempo del Rinascimento, il Papa Sisto V condanna l'aborto con la più grande severità.12

Un secolo più tardi, Innocenzo XI condanna le proposizioni di certi canonisti lassisti, che pretendevano di scusare l'aborto procurato prima del momento in cui alcuni fissavano l'animazione spirituale del nuovo essere.13

Ai nostri giorni, gli ultimi Romani Pontefici hanno proclamato la medesima dottrina con la più grande chiarezza: Pio XI ha risposto espressamente alle obiezioni più gravi;14

Pio XII ha chiaramente escluso ogni aborto diretto, cioè quello che è fine o mezzo al fine;15

Giovanni XXIII ha richiamato l'insegnamento dei Padri sul carattere sacro della vita « che, fin dal suo inizio, esige l'azione di Dio creatore ».16

Più recentemente, il Concilio Vaticano II, sotto la presidenza di S. S. Paolo VI, ha condannato con molta severità l'aborto: « La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura: l'aborto e l'infanticidio sono abominevoli delitti ».17

Lo stesso Paolo VI, parlando a più riprese di tale argomento non ha esitato a dichiarare che questo insegnamento della Chiesa « non è mutato ed è immutabile ».18


4 Lumen Gentium, 25
5 Gli autori sacri non fanno considerazioni filosofiche sull'animazione, ma parlano del periodo della vita, che precede la nascita, come oggetto dell'attenzione di Dio.
Egli crea e forma l'essere umano, quasi plasmandolo con la sua mano.
Sembra che questo tema abbia la sua prima espressione in Ger 1,5.
Lo si ritroverà in molti altri testi.
Cfr. Is 49,13; Is 46,3; Gb 10,8-12; Sal 22,10; Sal 71,6; Sal 139,13.
Nel Vangelo leggiamo in S. Lc 1,44: « Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo »
6 Didachè Apostolorum, V, 2;
La Lettera di Barnaba, XIX, 5, utilizza le medesime espressioni ( FUNK, o. c., I, 91-93 )
7 Atenagora, Apologia per i cristiani, 35.
Ci si riferisce anche alla Lettera a Diognete, V, 6 che dice dei cristiani: « Essi procreano figli, ma non eliminano i feti »
8 Tertulliano, Apologeticum, IX, 8
9 Canone 21 ( Mansi, 14, 909).
Cfr. il Concilio di Elvira, canone 63 ( Mansi, 2, 16) e di Ancira, canone 21 (ibid., 519).
Si veda anche il decreto di Gregorio III riguardante la penitenza da imporre a coloro che si rendono colpevoli di tale crimine ( Mansi, 12, 292, c. 17)
10 Graziano, Concordia discordantium canonum, c. 2, q. 5, c. 20.
Durante il medio evo, si ricorre spesso all'autorità di S. Agostino, il quale scrive a tale proposito nel De nuptiis et concupiscentiis, c. 15: « Talvolta questa crudeltà libidinosa o questa libidine crudele giungono a procurarsi delle pozioni che rendono sterili.
Se il risultato non viene raggiunto, la madre estingue la vita ed espelle il feto che era nelle sue viscere, di modo che il bimbo muore prima d'esser vissuto o, se il bimbo viveva già nel seno materno, viene ucciso prima di nascere »
11 S. TH. In IV Sententiarum, dist. 31, esposizione del testo
12 Constitutio Effraenatam del 1588 ( Bullarium Romanum, V, 1, pp. 25-27; Fontes Iuris Canonici, I, n. 165, pp. 308-311 )
13 Denz-Schon. 2134 (1184).
Cfr. anche la Costituzione Apostolicae Sedis di Pio IX (Acta Pii IX V, 55-72; ASS 5, 1869, 287-312;
Fontes Iuris Canonici, III, n. 552, pp. 24-31 )
14 Casti connubii
15 Le dichiarazioni di Pio XII sono esplicite, precise e numerose; da sole richiederebbero uno studio completo.
Citiamo soltanto, perché formula il principio in tutta la sua universalità, il Discorso all'Unione Italiana Medico-Biologica « San Luca », del 12 novembre 1944: « Finché un uomo non è colpevole, la sua vita è intangibile, ed è quindi illecito ogni atto tendente direttamente a distruggerla, sia che tale distruzione venga intesa come fine o soltanto come mezzo al fine, sia che si tratti di vita embrionale o nel suo pieno sviluppo ovvero giunta ormai al suo termine »
16 Mater et Magistra
17 Gaudium et Spes, II, c. 1, n. 51. Cfr. n. 27
18 Alloc. Salutiamo con paterna effusione, del 9 dicembre 1972
Tra le testimonianze di questa dottrina immutabile si ricorda la Dichiarazione del Santo Uffizio, che condanna l'aborto diretto
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