Teofanie

Lett. « apparizione di Dio », ossia il rendersi visibile della divinità, rivelata e insieme nascosta dai segni umani, come la luce, il fragore, il colore bianco, ecc.

Famose sono le teofanie bibliche di Es 19,16-20; Is 6,1-7; Ez 1,4-28; Mt 17,1-7; Ap 1,12-17.

Le teofanie, cioè le manifestazioni di Dio narrate nella Bibbia, non intendono offrire la descrizione puntuale di un'esperienza sensibile di Dio, ma vogliono esprimere un messaggio teologico: la presenza di Dio nella storia e nella creazione.

Attraverso le immagini del fuoco ( Es 3,2-6; Es 24,17 ), della nube ( Es 13,21; Sal 18,9-10.12 ), del tuono ( Sal 18,8.14; Sal 29,3s; Es 19,16-19 ), della brezza leggera ( 1 Re 19,12 ), si cerca di decifrare l'esperienza interiore della presenza di Dio, che desta in chi la percepisce un senso di profondo timore ( Gen 15,1; Gen 28,16-17; Is 6,4-5 ).

Il Deuteronomio commentando la teofania di Esodo 19,16-25 ricorda: "E JHWH parlò di mezzo al fuoco, il suono delle sue parole voi lo sentivate, ma nessuna immagine avete visto" ( Dt 4,12 ).

A volte per salvaguardare la trascendenza del Dio che non si può vedere - poiché: "chi vede Dio muore" ( Dt 4,33; Dt 5,22-41 ) - si narra l'apparizione dell'angelo di JHWH" ( per esempio: Gen 16,10; Es 23,20 ), o si parla semplicemente della gloria di Dio ( 1 Re 8,10; Ez 44,4 ).

Anche il Nuovo Testamento ricorre alle immagini già impiegate dall'Antico Testamento per indicare la presenza di Dio ( per esempio: Mt 17,1-8 ), ma la teofania di Dio è compiuta in Gesù che alla richiesta dell'apostolo Filippo di poter vedere il Padre risponde: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" ( Gv 14,9 ).

Il termine "epifania" viene impiegato in alcuni testi del Nuovo Testamento per indicare l'incarnazione di Gesù ( 2 Tm 1,10; Tt 2,11; ma in Tt 3,4 si parla di "teofania" ) o il suo ritorno alla fine dei tempi ( 1 Tm 6,14; 2 Tm 4,8; Tt 2,13 ).

Si incontrano, nel pentateuco, diverse manifestazioni della presenza divina: la colonna di nube e la colonna di fuoco ( tradizione jahvista ); la « nube oscura » e la nube ( tradizione elohista ); infine, associata alla nube, la « gloria » di Jahvè ( Es 24,16+ ), fuoco divorante che si muove come Jahvè stesso ( tradizione sacerdotale ), confrontare Es 19,16s+.

Nozioni o immagini, di cui ha fatto grande uso la teologia mistica.

Es 13,22

Le tradizioni jahvista ( Es 19,18 ), sacerdotale ( Es 24,15b-17 ) e deuteronomista ( Dt 4,11b-12a; Dt 5,23-24; Dt 9,15 ) descrivono la teofania del Sinai nel quadro di un'eruzione vulcanica.

La tradizione elohista la descrive come una bufera ( Es 19,16; v 19 ).

Sono due presentazioni ispirate ai più impressionanti spettacoli della natura: una eruzione vulcanica come gli israeliti ne avevano sentito parlare dai visitatori dell'Arabia del nord, o come avevano potuto osservare da lontano, fin dai tempi di Salomone ( spedizione di Ofir ); oppure una bufera di montagna come potevano vedere in Galilea e sull'Ermon.

Si comprende che la prima tradizione è quella dello jahvista, originaria del sud, e che la seconda è quella dell'elohista, originaria del nord.

Queste immagini esprimono la maestà e la gloria di Jahvè ( Es 24,16+ ), la sua trascendenza e il timore religioso che egli ispira ( Gdc 5,4s; Sal 29; Sal 68,8; Sal 77,18-19; Sal 97,3-5; Ab 3,3-15 ).

Es 19,16

C'è un tale abisso tra la santità di Dio e l'indegnità dell'uomo ( Lv 17,1+ ), che l'uomo dovrebbe morire vedendo Dio ( Es 19,21; Lv 16,2; Nm 4,20; Nm 6,25+ ), o soltanto udendolo ( Es 20,19; Dt 5,24-26; Dt 18,16 ).

Perciò Mosè ( Es 3,6 ), Elia ( 1 Re 19,13 ) e anche i serafini ( Is 6,2 ) si velano la faccia davanti a Jahvè.

Restando in vita dopo aver visto Dio si prova una sorpresa riconoscente ( Gen 32,31; Dt 5,24 ) o un timore religioso ( Gdc 6,22-23; Gdc 13,22; Is 6,5 ).

È un raro favore che Dio concede ( Es 24,11 ) particolarmente a Mosè, come al suo « amico » ( Es 33,11; Nm 12,7-8; Dt 34,10 ), e ad Elia ( 1 Re 19,11s ), che saranno testimoni della trasfigurazione del Cristo, la teofania del N. T. ( Mt 17,3p ), e resteranno, nella tradizione cristiana, come i rappresentanti eminenti della grande mistica ( con san Paolo 2 Cor 12,1s ).

Nel N. T., la « gloria » di Dio ( v 18; Es 24,16+ ) si manifesta in Gesù ( Gv 1,14+; Gv 11,40; 2 Cor 4,4.6 ), ma Gesù solo ha contemplato Dio suo padre ( Gv 1,18; Gv 6,46; 1 Gv 4,12 ).

Per gli uomini, la visione faccia a faccia è riservata alla beatitudine del cielo ( Mt 5,8; 1 Gv 3,2; 1 Cor 13,12 ).

Es 33,20

Secondo la presentazione di Mt, differente da quelle di Mc 9,2+ e di Lc 9,28+, Gesù trasfigurato appare soprattutto come il nuovo Mosè ( Mt 4,1+ ), che incontra Dio su un nuovo Sinai, nella nube ( v 5; Es 24,15-18 ), con il volto luminoso ( v 2; Es 34,29-35; 2 Cor 3,7-4,6 ), assistito dai due personaggi dell'A. T. che hanno beneficiato di rivelazioni sul Sinai ( Es 19; Es 33-34; 1 Re 19,9-13 ) e personificato la legge e i profeti che Gesù viene a completare ( Mt 5,17 ).

La voce celeste ordina ai discepoli di ascoltarlo come il nuovo Mosè ( Dt 18,15; At 3,20-26 ) e questi si prostrano in ossequio del Maestro ( Mt 28,17 ).

Quando l'apparizione termina, resta solo « lui » ( v 8 ), perché basta lui come dottore della legge perfetta e definitiva.

La sua gloria d'altronde è transitoria, perché egli è anche il « servo » ( v 5; Is 42,1; Mt 3,16s+ ), che deve soffrire e morire ( Mt 16,21; Mt 17,22-23 ), proprio come il suo precursore ( vv 9-13 ), prima di entrare definitivamente nella gloria con la resurrezione.

Mt 17,1

Il segno del Figlio dell'uomo: i Padri hanno visto in questo segno la croce del Cristo.

Potrebbe trattarsi del Cristo stesso, che con il suo trionfo nella chiesa manifesta che egli è veramente resuscitato e glorioso ( visione d'ordine spirituale ).

E vedranno … glori: Daniele annunciava così l'installazione del regno messianico per mezzo di un Figlio dell'uomo che veniva sulle nubi.

La nube è l'ornamento consueto delle teofanie, nell'A. T. ( Es 13,22+; Es 19,16+; Es 34,5; Lv 16,2; 1 Re 8,10-11; Sal 18,12; Sal 97,2; Sal 104,3; Is 19,1; Ger 4,13; Ez 1,4; Ez 10,3s; 2 Mac 2,8 ), come nel N. T. ( Mt 17,5; At 1,9.11; 1 Ts 4,17; Ap 1,7; Ap 14,14 ).

Mt 24.30

Una nube: fa parte del quadro delle teofanie dell'A. T. ( Es 13,22+ ) e del N. T. ( Lc 9,34-35p ).

Contrassegna ( Dn 7,13 ) la parusia del Figlio dell'uomo ( Mt 24,30+; qui v 11; 1 Ts 4,17; Ap 1,7; Ap 14,4-16 ).

At 1,9

I sette spiriti di Dio: piuttosto che lo Spirito santo ( Ap 1,4 ), che diverrà, nella tradizione cristiana riferita anche a Is 11,2+, lo Spirito « settiforme », sono qui gli « angeli della faccia » ( Ap 3,1; Ap 8,2; Tb 12,15 ), che sono gli inviati da Dio ( Zc 4,10; Ap 5,6; Tb 12,14; Lc 1,26 ).

Ap 4,5

Schedario biblico

Teofanie A 27
Apparizioni di Cristo B 100
Notte F 40
Antropomorfismi A 21
Giorno di Jahvè E 13
Angeli, messaggeri F 20
Fuoco F 33

Catechismo della Chiesa Cattolica

Nelle Teofanie e nella Legge 707