Le realtà umane

F 35

Deserto

Rif.


  I primi tempi della vita del popolo di Israele passano nel deserto.  
  Israele è vissuto nomade, organizzato in tribù e in federazione; ha conosciuto i pericoli e i vantaggi di questa vita di guerra e di razzia.  
  Tuttavia non tarderà a stabilirsi in città.  
  Si ricorda però sempre del periodo in cui Jahvè lo « condusse come un gregge nel deserto »
C 10
  periodo segnato soprattutto dalle qualità spirituali che questa vita sviluppa: la solidarietà dei « fratelli » contro i nemici; la gioia di accogliere un ospite debole; il piacere di obbedire a un pastore; la ricerca ardente della tappa: sorgente d'acqua o oasi; la fede,
E 46
  scoperta di un Dio presente ovunque.
A 32
  Questo concetto di purezza primitiva attraversa i tempi per riapparire come realtà nel N. T., quando il Pastore « ritorna a drizzare la sua tenda fra noi ».  

Testi

Rilievi

Rif.


Gen 12,1-9
Gen 13,1-18
Israele appare come un popolo nomade, organizzato in tribù.  

Gdc 9,1-3
2 Sam 19,12-15
Gs 14,6-12
I membri di una tribù avevano legami comuni, per cui erano come « fratelli ».  

Gen 18,1-8
Dt 10,18-19
Vivendo come « stranieri », i nomadi si mostrano particolarmente ospitali verso lo straniero.  

Gen 4,1-5
Es 12,21-28
Il popolo è sempre rimasto attaccato a riti nomadi, come l'arca,
C 30
la Pasqua.
D 60
Di qui l'alterco tra Abele ( nomade )
D 26
e Caino ( agricoltore ).  

Es 3
Gen 28,10-22
Uno dei valori religiosi del nomadismo è l'esperienza di un Dio non attaccato a un luogo, come gli dèi della civiltà cananea sedentaria, ma che si ritrova ovunque vadano i nomadi, perché è unito da un'alleanza.  
Il nomadismo favorisce la scoperta del Dio unico.
A 4

Gen 26,14-22
Es 15,22-27
Es 17,1-7
L'esperienza nomade si vive attorno a sorgenti d'acqua.  
Di qui il tema dell'acqua viva
D 7
che scandisce l'itinerario dei patriarchi.  

1 Sam 16,10-13
Gv 10,1-21
L'esperienza nomade fa anche scoprire il ruolo del pastore e la portata profetica di questa missione che conduce a Cristo.
B 15
C 10

Am 3,13-15
Am 6,8-9
Is 9,8-11
La sedentarizzazione favorisce vizi e infedeltà.  
Le città si vantano della loro « solidità ».  

Ger 35
Gen 11,1-8
Is 22,8-11
In quest'epoca si sviluppa una spiritualità di ritorno alla vita più pura del nomade ( Recab ) e di disprezzo per la costruzione di città.
C 6

Sal 23
Sal 78
Ger 23,1-6
Ez 34
Lo stato di angoscia evoca i ricordi del passato in cui Israele era come un gregge
C 10
condotto da Jahvè.  
Nel deserto, Dio gli bastava.  

Os 2,16-25
Os 11,1-4
La salvezza si può trovare solo in un ritorno a questa esistenza del deserto, alla sola presenza di Jahvè.  

Es 33,19-22
Es 34,6
Is 35,1-7
Is 41,19
Questo ritorno non può consistere in un ritorno temporale; occorre un avanzamento, un nuovo pellegrinaggio più spirituale nel deserto per arrivare alla fecondità.  

Es 25,8-9
Sir 24,7-22
Bar 3,36-4,4
Fil 2,6-11
Col 2,2-17
Eb 9,1-12
Allora l'immagine diventa realtà viva.  
Tra il popolo che cerca si è alzata una nuova tenda, non fatta da mani d'uomo.  

2 Pt 1,13-15
Eb 11
Eb 13,12-14
Ap 21,1-4
Tuttavia, la marcia e l'instabilità del popolo continuano.  
Negli ultimi tempi, il segno è caduto e lo spirituale appare.  
Alla marcia nel deserto succede la marcia nella fede
E 47
E 48
che si arresterà solo nella Gerusalemme celeste.  

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